Mi trovo in un momento un po' così però, lo dico piano, ci sono cose che riescono bene - lavorativamente parlando.
In questo lavoro la tempestività è davvero tutto.
Speriamo che piova presto, ce n'è ancora bisogno.
Ecco, per smontare la mia fantasia, sto leggendo un libro di Piergiorgio Odifreddi Edizioni TEA che si intitola Il matematico Impertinente.
Direi che tratta vari argomenti per capitoletti brevi ed interessantissimi, con un approccio chiaro e comprensibile a tutti.
Sì insomma se lo leggo io lo possono leggere anche i bambini dell'asilo.
Comunque sta di fatto che leggendo questo libro si è tentati di non lavorare più di fantasia e verrebbe da confutare con un ragionamento scientifico anche il perché e il percome delle emozioni e visto che però non è possibile i casi sono due: o una come me si rassegna o Odifreddi è troppo di parte.
Lo so, lo so che non dovrei ma e' piu' forte di me: voglio pane e salame!
Qui sono in Olanda e si vede dalla tastiera del pc che non mi permette di ottenere le vocali accentate perche' qui non ne esistono di vocali accentate allora mi tocca scrivere le vocali con gli apostrofi ma tant'e'. E parto dal presupposto che non sono schizzinosa, cioe' mi adatto, cioe' credevo di essere una persona che si sa adattare e fino a pochi giorni fa mi consideravo tale. Ma credetemi: quando non ho possibilita'di scelta alimentare allora divento acida anche io come quello yogurth che Maarten ogni mattina si prepara nella tazzona insieme ad una serie indicibile di altre cose che non sono solo muesli.
E i pranzi....i pranzi.....a base di pane nero imburrato e un qualcosa che definire prosciutto cotto e' un'offesa al prosciutto cotto!!!!!!! E come bevanda che accompagna il pasto si puo' scegliere tra the o caffe' olandese (io ho optato per una "banalissima" acqua del rubinetto).......ma tant'e'.
Il posto e' stupendo e si chiama Alphen an den Rijn, c'e' verde ovunque, le persone in bici, spesso e volentieri, ti salutano anche se non ti conoscono, le case hanno dei mini giardini senza recinto, con ortensie, cespugli fioriti nei toni piu' belli e piccoli dettagli che rendono ogni cosa speciale (le panchine in tono coi colori dei fiori del giardino, miniature zen tra la ghiaia, finestroni rigorosamente senza tende che lasciano vedere all'interno degli arredamenti ultra moderni dotati quasi tutti di pc in cucina. E dalle finestre spuntano in bella mostra mini vasetti con piante grasse o piante di orchidee, o altri fiori semplici e solo in apparenza banali e ti appropri con gli occhi di un pezzo della vita degli altri.
Ieri sono stata all'Aia (in olandese Den Haag), visto il museo Maurithuis dove si trovano dei quadri molto belli tra i quali la ragazza dall'orecchino di perla e poi tutta una serie di quadri del seicento rappresentanti vasi di fiori dai colori incredibili. All'interno del museo ho preso il primo caffe' decente a 1.90 euro ma diciamo che era decente. All'Aia, davanti alla stazione centrale, c'e' un mega parcheggio con miglialia di biciclette una vicina all'altra e subito dopo, proprio nel cuore della citta', un parco immenso con dei faggi rossi e faggi verdi, maestosi e immensi e poi davvero un altro pezzo di parco dove animali selvatici scorrazzano in mezzo al verde e sullo sfondo i grattacieli....da non credere.......
Sto leggendo un libro di Cesare Zavattini. Più che essere di Cesare Zavattini, direi che è il carteggio tra quest'ultimo e il fotografo americano Paul Strand circa la stesura e l'organizzazione di quello che poi si è rivelato un capolavoro della parola e dell'immagine: Un paese.
Ma a parte questo.
La fotografia ha un suo grande fascino, questa in particolare. Questa sì perché è pianeggiante e di fiume ma potrebbe essere anche sicula o meridionale. Era il 1953. Cesare Zavattini aveva concordato con Strand questo libro. Strand fotografava Luzzare e la sua gente, i suoi scorci. Zavattini avrebbe fatto parlare i suoi compaesani e avrebbe fatto in modo che le immagini avessero una parola sottoforma di didascalia.
Comunque di questa immagine mi piacciono i piedi scalzi, la bicicletta tra l'uomo e il muro, su sei sguardi tre vogliono sfuggire all'obiettivo: una sorta di pudore, di pudore selvaggio. Direi che mi piace tutto di questa foto. Tutto.
Oggi.
Michele si scaccolava senza ritegno seduto su un cippo di marmo vicino all'aiuola.
- Quanto durano le pulizie?
- Ma proffe, non ho il fazzoletto......
- Ecco, bell'affare.
Samuele: - Anche io proffe, la notte scorsa ho fatto certe cose col mio naso...... -
- I dettagli non li vogliamo sapere Samu.....
Così stavamo a tavola e lo scrittore era tra noi come Cristo nell'ultima cena di Leonardo.
Parlava ed era come se lo conoscessimo da molto più tempo di quanto in realtà non fosse.
Il lambrusco e la culaccia e la spalla cotta e il salame.
Il lambrusco e i tortelli di zucca e di erbette e di carne.
E lo stracotto di asinina con la polenta e il guanciale.
E il lambrusco.
Lo scrittore raccontava aneddoti e noi pendevamo, un po' ingenuamente, dalle sue labbra.
Ci raccontava della pianura e delle storie strane del fiume e di qualcosa che ci sfuggiva, che ci era del tutto sconosciuto.
Poi era arrivato un altro uomo, circa a metà. Col portaocchiali appeso al collo e la pipa spenta. Portava una barba né lunga, né corta, quasi del tutto grigia e i capelli idem. Aveva un'eleganza molto simile a quella di Bertinotti. Anzi, ora che ci penso, identica. La giacca a quadretti e la camicia bianca e dei pantaloni di fustagno in tinta coi toni della giacca.
Si sedette tra noi, presentandosi e sembrava anche lui qualcuno conosciuto da sempre.
Ecco.
Così restammmo fino all'una a parlare di filosofia e di politica e di religione.
Io stavo in silenzio e ascoltavo.
Riempivo gli occhi e le orecchie.
E' stato bellissimo.
Siamo usciti all'una passata perché dall'osteria ci hanno buttato fuori con gentilezza.
E non ho dormito tutta la notte.
A tavola si parla.
- Non vedi come va il mondo? Vanno avanti i furbi con grande successo e gli onesti la prendono sempre in quel posto..... - dice lui.
- Quindi? - dico io.
- Quindi se avessi delle occasioni me le prenderei...
- Non ne saresti capace.
Silenzio.
- Ti dico che se mi capitassero le prenderei al volo. Non vedi DV ? Guarda lui, si prende un sacco di lavori e nonostante imbottisca la gente di fandonie, stanno ancora lì a credergli. Lui fa e noi dopo un po' dobbiamo andare a sistemare le sue schifezze......
- Quindi?
-..............ma vava..............
- Quindi anche tu come DV assumeresti part time per far lavorare giornate intere, anche tu "useresti" le persone per il tuo interesse....
Silenzio.
- Non ne saresti capace. Non vedi che questa è una specie di resistenza moderna? Non vedi che se tu chini la testa sei già come gli altri, come il resto di gente che si limita a dire che il mondo e sempre andato così, va così e andrà sempre così? Vuoi limitarti a dire questo solo perché è più facile, perché ti senti impotente, perché non ti senti abbastanza forte per reagire?
- Con le tue idee non farai della strada, rimarrai sempre con le pezze al culo.......
- Va bene, lasciamo perdere.
Poi ieri sera da Santoro fanno vedere l'ospedale di Bari.
Padri primari e figli medici che condividono lo stesso reparto.
E al giornalista che intervista gli studenti universitari, viene detto "beh sì, è sempre stato così, da sempre...". C'è addirittura chi dice "se potessi, anche io farei lo stesso".
- No, non dirmi che tu la pensi come loro -
Silenzio.
- Ecco, ora ti riconosco perché per me, questo, non vale come silenzio-assenso.
Se avessi soldi, un bel po' di soldi, farei la mecenate.
Dovrei avere i soldi, che so, di un Montezemolo, di un Moratti, di un Tronchetti Provera.
A qualcuno devo averlo già detto, un po' di tempo fa.
Mi piacerebbe fare la talent scout della scrittura e avere i soldi per pubblicare le cose che piacciono a me e a quelli come me.
Piove poco.
Nel senso: ha piovuto poco.
Non so per voi, indipendentemente da ciò che fate, ma per me è un dramma.
Un dramma personale, per le piante. Ma anche più un generale una tragedia che si sta consumando contro la terra e contro l'uomo.
Quando sento frasi del tipo "che belle giornate, sembra di essere in estate" oppure "che meraviglia, si può già girare con sandali e tshirt" ecco, io piglieremi queste persone e le porterei vicino al fiume e ficcherei loro la testa in quelle due dita di acqua che noi ci si ritrova a guardare fluire via da sotto i nostri nasi.
Non so se mi sono spiegata.
Perché chi ragiona così ha il cervello di un.....no, non va bene nemmeno fare paragoni. Non va bene.
Ma io sto male, signori miei: i fossi sono vuoti, melmosi e puzzolenti, quasi secchi.
Oggi ho riempito due botti di acqua da quattrocento litri l'una e con la canna ho irrigato nel campo alcune delle giovani piante che ho messo a dimora.
Il corso è finito.
L'ultima lezione è stata stupenda. E' durata fino a quasi mezzanotte.
Conti ha parlato per un'ora dei dialoghi negli scritti, come ci si approccia ad un dialogo scritto e cose così.
Poi ha parlato di: editoria, web, riviste letterarie, scrittori italiani contemporanei.
Ci ha incoraggiato nello scrivere.
"Scrivete, scrivete, scrivete. Rileggetevi ad alta voce che è importantissimo perché sentite il suono delle parole, la loro musicalità. E poi mandatemi le cose che scrivete. Mandatemele, mi raccomando".
Ci ha dato pure il compito delle vacanze estive in previsione di un eventuale secondo corso verso ottobre.
Ma, se devo essere sincera, la cosa più bella che potesse dire è stata questa: "Non pensate che per fare una storia serva chissà che, basta che vi guardiate attorno quando vivete. E mi raccomando: non dimenticate mai le vostre radici, da dove venite..."
E’ stato così che mi sono sedutosul muretto di quel pezzo di lungomare che sta davanti all’Hotel Principe di Piemonte. Da qui ci passano le tipe strafighe perché un poco più in là ci stanno i negozi grandifirme. Da qui ci devono passare per forzase vogliono vedere le vetrine con le ultime collezioni per l’estate prossima. E il sole è sul mezzogiorno di un giorno di aprile. Una domenica.
Va bene tutto. E cioè che passo qui un pomeriggio a lustrarmi gli occhi. Non mi vergogno dellabbro leporino che mi è stato lisciato giusto un anno fa, al maxillofacciale di Lucca.Non sembro nemmeno io. Mi devo solo esercitare nel parlare un po’ meglio: non si sa mai che qualcuna di quelle tipe si fermi e mi chieda “hai da accendere?”. Ma potrei anche non dire niente, togliermi l’accendino dai pantaloni e accendere la sigaretta; lei mi direbbe “grazie” andando via.
Va bene tutto: che mi guardino con l’occhio incerto tra le braghe lise e la mia faccia strana, oppure tra il tatuaggio che ho sul dorso della mano sinistra e le scarpe da ginnastica adidas (ma non il modello nuovo, quello di cinque o sei o sette anni fa). Chi se ne importa. Va bene tutto: basta che mi guardino ora che sono quasi bello.
Così, nel mentre che il lungomare si va popolando, tolgo una sigaretta dal pacchetto schiacciato pensando “non le devo fumare tutte, magari una tipa si ferma a chiedermene una e mi tocca dire di no; sarebbe davvero una grande sfiga”.
Che belle che sono le donne; a volte mi piacciono tutte. Chi porta il sandalo anche d’inverno, chi stivali di pelled’estate. Io mi accontenterei di una tipa normale, forse per questoguardo solo le belle: perché non ne avrò mai una tutta per me. Cioècredo sarebbe meglio puntare alto per avere il giusto; un po’ come quando si fa sciopero in fabbrica per rinnovare il contratto o si fa il prezzo al mercato del pesce. Deve essere qualcosa del genere: tra chi offre di più e chi meno c’è sempre una via di mezzo che di solito è quella giusta.
Sì, sì, puntare alto ma non mi sono mai chiesto se mi piacerebbe di più una bionda o una mora o, meglio ancora, rossa! E come la bacerei? Non lo so mica perché non mi è mai capitato. Ma c’ho pensato spesso, immaginandomelo solamente.
E così sono rimasto seduto quasi tutto il pomeriggio fino a vedere che il tramonto, allespalle, schiacciava la mia ombra sulla pista ciclabile.
Ho visto anche oggi moltissime donne. Qualcuna mi ha guardato. Nessuna con sufficiente interesse. Nessuna mi ha chiesto se avessi da accendere o da fumare e solo una si è seduta accanto a me a mangiare un gelato spettegolando con l’amica su tiziocaio. Era davvero troppo bella e davanti alla sua scioltezza io mi sentivo un rimbambito. Aveva gambe lunghissime e la gonna leggera che le scoprivale ginocchia e le scopriva anche un po’ la pancia, le spalle strette nel giubbetto di jeans e i capelli biondi, gli occhi azzurro mare; aveva addosso un profumo che sapeva vagamente di limone. Eppure, da tutto quel ben di dio, usciva una voce antipatica e sottile: la voce delle vecchie arpie in certi film, la voce della “puzza sotto al naso”, la voce del guardami-ma-non-toccarmi.
Mi aveva sorpreso così, dopo la lingua passata sul gelato due tre volte.
Credo che non avrei mai avuto il coraggio di baciare una come lei; nemmeno se me l’avesse chiesto in ginocchio.